Breve selezione dei mattoni che compongono la mia vita

Eccomi

Utente: RobbinMilliam
Nome: Robbin Milliam
Dicono di lui che sarà il nuovo profeta dell' Honey Punk: un genere mieloso.... Consumatore abituale di Naftalina, ama le "Dark Special Brews" e le risse nei locali. Razzista, antisemita, maschilista, anti-proibizionista. Odia tutto cio' che non gli piace. Viaggia da solo a bordo della su Renault R4 Rossa. Se si incazza sono guai!

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venerdì, 14 novembre 2008
Uomini Contro

Sono riuscito a procurarmi una copia in DVD del film "Uomini Contro". Un lungometraggio degli inizi del '70 che narra le vicessitudini dell' esercito italiano sull' altipiano di Asiago durante la prima guerra mondiale. Il film è tratto da un romanzo di cui non conosco l'autore, ma sicuramente internet provvederà a fornirmi la chiave per avvicinarmi di piu' a quel libro. Prima di vedere il film per intero ho bisogno di settare la mente per far fuoco su un periodo storico ben specifico per il nostro paese. Infatti cerco di evitare qualsiasi sentimento di mitomania o di sadismo nell' approciarmi alle storie della prima guerra mondiale. Come Italiani è giusto rivendicare la "vittoria", come essere umani è giusto rinchiudersi all' interno della propria stanza e meditare il sacrificio di coetanei, e purtroppo anche di persone molto piu' giovani. Ho in mente la leva del '99, che all' epoca dei fatti poteva vantare di arruolati con età compresa fra i 16 e17 anni. Molto probabilmente 90 anni fa eravamo schiavi di un impero. Dovevamo obbedire a degli ordini inutili, pena la fucilazione o peggio la decimazione. Attualmente, per fortuna, l'esercito parla con un linguaggio piu' "friendly". Quasi invogliante. Pur sempre esercito rimane. Tuttavia, i mezzi ed i tempi sono cambiati radicalmente. Quindi ammiro e provo rispetto per i fanti, per gli artiglieri, per i genieri che operarono a costo della loro vita durante il primo conflitto mondiale. Uomini Contro mi insegnerà qualcosa di indelebile, ne sono sicuro. Qualcosa che durante l'anno obbligatorio di servizio militare mai avrei potuto immaginare esistesse. Con la mente vorrei essere cronista di un assalto a colpi di baionetta, di una conquista della vetta, o più semplicemente di una notte di veglia in trincea. Solo per un giorno. Vorrei vedere, assaporare, toccare lo sconforto della truppa nei preparativi antecedenti all' assalto. Come pure vorrei provare l'euforia data dal Cordiale. La "bevanda spiritosa" che nelle notti di guardia a Casarsa della Delizia mi aiutava a scaldare le punte dei piedi. La stessa bevanda che molti anni prima offuscava la mente di tanti giovani come me, lanciati incontro alla morte sul filo spinato. Ritengo quindi doveroso guardare questa pellicola, che costo' una condanna per villipendio al regista. Voglio preparmi a sputare in faccia ai generali e ai graduati che commisero, per loro negligenza, dei veri e propri olocausti di gente innocente, strappate dalla campagne con la forza e mandata al fronte con il moschetto e quattro cenci di cartone pressato. Parlai di questo film con un mio cliente libico, gli raccontai a grandi linee la trama. Egli stesso mi assicuro' di averlo già visto. La sua risposta fu quella di guardare anche il film "Omar al Mohtar". Ebbene anche questo film mette in ginocchio le responsabilità del nostro esercito durante il periodo colonialista italiano. Morti inutili, impegno di mezzi inutili... uno scempio. La pellicola, che vede come attore il celebre Antony Queen, non venne ben diffusa in Italia. Una sorta di censura la protegge. Forse anche qui internet mi aiuterà. Il tutto non fa altro che incuriosire quella mia voglia di conoscere la storia lontano dalle pagine dei libri. Solamente ora mi sento in grado di intendere il significato di quella canzone che fa ".... lo sai, che quell' idiota di Graziani, farà una brutta fine...". Lettera al governatore della Libia (Battiato). Ogni volta dimostro la mia ignoranza di fronte a fatti ed episodi che macchiarono l'Italia. Mi domando perche passare da ignorante di fronte alle persone straniere, perche' attendere che queste vengano in Italia a trovarmi per capire che in fin dei conti c'è poco di cui andare orgogliosi. "....Ho scritto già una lettera al governatore della Libia...."

Postato da: RobbinMilliam a novembre 14, 2008 00:51 | link | commenti
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martedì, 25 marzo 2008
Osmizza & q.t. Melara

Osmizza significa “frasca”, ovvero un luogo privato in cui la famiglia titolare offre i propri prodotti o gli esuberi della cantina. In passato, come credo tutt’ora, le Osmizze potevano tenere aperto solo per qualche giorno, credo 8 al massimo. Alcune sono state convertite in Agriturismi, altre sono rimaste molto terra-terra, come quella che ho avuto modo di visitare ieri. Alcuni amici di PN e TS mi invitano a partecipare con loro a questa consuetudine triestina. Anche alcuni dei miei amici partecipano alla gita fuori porta.

Entriamo nell’Osmizza che non è altro che il garage di casa di una famiglia di Longera. Il titolare o “paron-de-casa” si chiama Damiano ed è simpatico. Faccio due parole con lui per sapere cosa fare per mettermi a mio agio. Ci spiega un po’ la storia delle Osmizze, poi accenna qualcosa sulla sua: le scuole fatte in Slovenija, il “bilinguismo”, un po’ di storia contemporanea su quella terra di confine… poi lo lascio proseguire nelle sue faccende di oste e cameriere…

A tavola servono insaccati di vario genere, qualche sottaceto, uova e pane. Nulla di cotto poiche’ non è possibile nelle Osmizze (questo a detta di Damiano). Un pasto umile e senza molte pretese, accompagnato da del discreto vino nero e da un piu’ scadente bianco, credo fosse Malvasia. Il nero finisce subito, ma forse era una tecnica per farlo bastare a tutti gli ospiti che sarebbero venuti di li a poco.

La sala si anima con altre comitive che giungono per pasteggiare. Da una tavolata si alzano cori in triestino che non stimolano ad unirmi. Il vino nero è stato un gran killer. Con tre bicchieri ero già vulnerabile al 90%.

Il sole esce solo nel pomeriggio, scalda quel poco per asciugare le strade. Dal terrazzo dell’Osmizza mi gusto un paio di sigarette ammirando il “quadrilatero de Melara, che tanti i lo ciama anche Alcatraz”. Un edificio-scempio che ricorda molto scene tipo “Mad Max” o qualche prossima disgrazia nucleare. Ognuno mi racconta la propria storia legata a quell’ edificio. Lo trovo un mostro affascinante. Ho il desiderio di entrarci, credo che ci sia qualcosa per me li dentro.

Immagine24

Postato da: RobbinMilliam a marzo 25, 2008 09:38 | link | commenti
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lunedì, 24 marzo 2008
Emozioni alla TV

Forse è stata la stanchezza derivata da un'intensa giornata di snowboard che mi ha spinto, stranamente, a perdere del tempo di fronte alla TV. Di solito seguivo SKY: National Geografic, History... programmi enciclopedici che mi aiutavano ad anticipare il sonno. Stasera pero' sono rimasto attratto dal film "The Passion of the Christ", in onda su Rai Uno (precisazione per l'esattore RAI che mi manda ogni 15 giorni il cedolino del "canone di abbonamento": <<Mi trovo a casa dei miei genitori! Puoi venire a trovarmi quando vuoi con il tuo bel sacco di juta, ti ho già detto che non ho apparecchi RADIO-TV a casa Mia...>>). Non guardo mai film, ma questo ovviamente ne valeva la pena. Non ne voglio parlare giacchè il mondo intero ha mosso critiche pro e contro a questa pellicola; tuttavia vorrei stringere le mani virtualmente a Mel Gibson perchè ha fatto un bel lavoro che mi ha emozionato.

E mentre guardavo il film, sui momenti piu' crudi e sanguinosi cambiavo canale: RAI TRE! E c'era il programma della Serena Dandini. Non sopporto la Dandini da una vita. Il mio dissapore nei suoi confronti nasce dai tempi di "Avanzi", credo quindi dai periodi della terza media. Quel divano rosso, il suo myspace rosso, ospiti semi-famosi che vengono bramati come profeti del teatro o del cinema... Insomma... Poi, quel femminismo che vien fuori un po' ovunque, come a dire "Solo io ho le mestruazioni, e tu no!!". Vergassola poi... mandatelo a spaccare pietre col naso... trovategli un lavoro dietro alle telecamere!

La7 proponeva "Papillon". Ma io mi ricordavo meglio "Farfallon" con Franco & Ciccio.

Poi Telemarket e Canale 68Veneto, pffff...

Non c'è piu' soddisfazione nel fare zapping. L'unica è restare inermi in preda alle immagini, senza emozioni. Meglio tornare ai tempi della "Lanterna Magica".

Ho due grandi desideri per i prossimi giorni:

- Provare "Amici", su CANALE 5.

- Andare al Cinema, dopo secoli.

Ho chiesto ad una mia amica se mi portava al Cinema la settimana scorsa, ma mi ha detto che non fanno nulla per me. A me non me ne frega di cosa proiettano, voglio vedere la sala buia, i popcorn, la Fanta, appoggiarle la mano sul collo, il "durello!" Cacchio il "durello" al cinema... ah non c'è scampo al "durello"... eh sì eh si'!

DeFilippiMaria1982

Postato da: RobbinMilliam a marzo 24, 2008 02:00 | link | commenti
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martedì, 04 marzo 2008
C.A.C.C.A. ed il Festival di San Remo 2008

L'avventura inizia Martedì mattina alle 5. Dopo circa sei ore di macchina io, Porfirio Rubirosa, Carlito e Krugger Pritz arriviamo a San Remo. L'appartamento che ci ospita è carino e dista due minuti a piedi dal Teatro Ariston. Il motivo che ci ha portati a San Remo è stata la protesta! Si la protesta! Ma contro chi? Contro il Festival? Non proprio, contro un aspetto del Festival. Ovvero contro la presenza della canzone d'autore (finta) al 58° Festival della Canzone Italiana.

Il Movimento Popolare fondato ad hoc si chiama C.A.C.C.A. I piu' curiosi possono prendere visione e coscenza del manifesto della C.A.C.C.A. sul sito www.porfiriorubirosa.it.

La nobile iniziativa del Duca del Tuca-Tuca richiedeva un presidio al teatro Ariston, al Palafiori (sala stampa radio-tv) e piazza Colombo (sede del San Remo Off).

L'equippaggiamento rudimentale garantisce la massima visibilità: "uomo sandwich", cartelloni, megafono, altana ed il mitico Krugger Pritz che in veste di guardia del corpo incute timore e curiosità. Porfirio tiene i suoi discorsi un po' qua e un po' la, semina il verbo della C.A.C.C.A. e i consensi non si fanno attendere. La gente di San Remo, già frustrata da numerosi Festival flop si riconosce nel manifesto del Movimento. Scrosciano gli applausi e la stravaganza attira le telecamere, le radio, e i giornalisti.

Fuori dall' Ariston i giornalisti accettano il nostro pamphlet e la nostra spilla rossa. In sala stampa non si parla altro che di C.A.C.C.A. e di quell' uomo in smocking che elargisce sorrisi e che con estrema educazione consegna il simpatico cadeu agli addetti ai lavori. Ora dopo ora il Movimento prende forma, numerosi elogiano l'iniziativa e la stampa nazionale da ampia diffusione alla campagna contro la canzone d'autore all'interno della Kermesse nazionale. L'azione di protesta funge da stimolo a numerosi articoli ed interventi dei piu' illustri giornalisti.

Ma San Remo non è stato per me solo C.A.C.C.A. San Remo è stata una settimana alla "universitaria", vissuta tra due stanze ed un cesso per nulla insonorizzato. Il dormire assieme in un'unica camera sopportando a mala pena il russare di Pritz. Le mie scorreggie fetide. I pasti caldi di Carlito. Il farsi largo tra abiti lasciati alla rinfusa. La doccia con la tendina...brrrrr.... La nota rosa portata da Miss Pink Lady e Miss Vallium. Insomma una vacanza nella vacanza.

E poi musica, si solo musica per una settimana. Non importa se bella o brutta, ma il svegliarmi alla mattina con l'idea di essere a 600 Km di distanza per colpa della musica mi ha fatto sentire bene. Musica di tutti i tipi, da Festival, indie, radio... Raramente ho trascorso vacanze così distensive.

Ringrazio I miei compagni di Viaggio per nome:

- Giovanni, - Alessandro, - Carlo, - Silvia, - Valentina.

Un abbraccio all'assente "Miss Lancia" alias Flavia, che ci ha seguito spiritualmente dalle nostre terre natie. In bocca al lupo.

W la C.A.C.C.A. (Canzone d'Amore Contro Canzone d'Autore) - W San Remo (quello puro).

Postato da: RobbinMilliam a marzo 04, 2008 00:43 | link | commenti (2)
musica, amici, cacca, porfirio rubirosa

lunedì, 28 gennaio 2008
Sensation 08

La Venezia allucinogena ci prende in ostaggio dalle 18.00. Ci risucchia come un sifone del bagno per calli e osterie.

Io vado a spritz con Select, ma i tuoi “Americani”  scendono come sciroppi.

La strada è lunga sino ai Giardini.

Mi guardi, ridi, poi quando l’alcool si fa cattivo mi rimproveri.

Camminiamo con disinvoltura: per una volta "Turisti a Venezia".

Mi prendi la mano, mi dai un bacio e poi un tuffo nella spirale.

Ci cerchiamo ma qualcosa ci divide. Non mi capisci piu’. Non ti capisco più. E' tutto un casino! Non ho preso nulla, cacchio!

Distinguo a mala pena i colori, tutti sembrano uguali: riconosco tutti!

Prendo due pugni sul muso, mi salvo da una rissa in cesso e poi mi trovo in petto nudo in pista a ballare.

E ti ritrovo li, persa…

Mi sottraggo dalla bolgia risalendo i vari gironi della festa, e da codardo ti lascio li.

Dal fondo dell’ inferno mi lanci uno sguardo come per dirmi: fottiti!

E così sia.

Postato da: RobbinMilliam a gennaio 28, 2008 09:38 | link | commenti (2)
personale, amici

venerdì, 04 gennaio 2008
Come ho fatto a creare questo blog

Vorrei dare il benvenuto a Giulia (inokigirl10) che da oggi bloggheggia su Splinder. Riporto il suo battesimo da "blogger" qui sotto cosicchè tutti i miei amici possano conoscere più da vicino le stranezze e gli incantesimi della mia sorellina. Un abbraccio "Bimba", continua a scrivere.

Splinder (04/01/2008)  Ecco, diciamo che la creazione del mio blog è stata molto ardua! Tramite il mio carissimo amico Robbin Milliam, che mi suggeriva le azioni da fare tramite msn, sono riuscita a fare questa pagina, sperando che mi risulti ultile al fine di sfogarmi! Premetto, la conversazione tra me e Robbin si è svolta per 3/4 con io che parlo e ascolto con le cuffie rovescie e cerco di Leggi ancora...

Postato da: RobbinMilliam a gennaio 04, 2008 23:26 | link | commenti (1)
amici

martedì, 01 gennaio 2008
2007 --> 2008

E' mio desiderio inaugurare il primo post del 2008 voltandomi indietro, rivivendo in cinque minuti quello che è stato un anno per me fondamentale. Di solito tutto quello che accade attorno ai 28 anni di un individuo è per natura pregnato di episodi caratteristici, si succedono momenti che in qualche maniera scottano, traumatizzano, rinnovano, fan da propizziatori a quella che dovrà essere "l'età matura" di una persona. Oserei dire che sono arrivato al momento "Sgt. Pepper Lonely Hearts's Club Band", per fare un paragone musicale.

Questo grazie a due persone dal colore degli occhi differenti... ma dal medesimo apporto affettivo.

Il primo abbraccio che mando vola verso il vuoto, verso una destinazione ignota, contesa fra l'immaginario e la realtà. Colei a cui lo dedico mi ha saputo far capire che le violette crescono nei punti meno pensabili e sono delle piccole macchie se paragonate al pascolo che le ospita. E specialmente mi ha insegnato che la chiarezza non ha bisogno di retorica, ma solo della propria convinzione. Son sicuro che il messaggio è già giunto nonostante le coordinate ignote. Vorrei che tali rimanessero sino a nuova vita.

Il secondo abbraccio vola verso un paese che sento vicino nonostante la distanza. A quella Bimba che ha il potere di zittirmi con uno sguardo, e di rendermi immenso con un sorriso...

Postato da: RobbinMilliam a gennaio 01, 2008 21:35 | link | commenti
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giovedì, 22 novembre 2007
Alta Via C.A.I. Gemona (Parte 3: dramma d'alta quota)

Giunti in prossimità della Vetta dell' Ambruseit vengo preso da un irresistibile voglia di tornare indietro sui miei passi. Bisognava scavalcare la vetta, se non fosse che la presenza di chiodi senza fune metallica non permetteva un' arrampicata facile e sicura. Alberto sale qualche metro agrappandosi a tutti gli spuntoni possibili. Io non posso dire di essere rimasto a guardare, poiche' dopo due gradoni avevo già perso di vista l'agile compagno. Rimango da solo per cinque minuti ai piedi della vetta, poi la sua voce mi giunge finalmente da qualche metro piu' in alto. Non si poteva scavalcare la vetta: mancava la sicurezza minima per rimanere appesi. E se lo diceva lui che è tre volte piu' ardito e esperto... Dovevamo aggirare la vetta passando per il versante Nord, dove uno "stupendo" ghiaione minacciava di franare ad ogni scoreggia. Alberto apre la strada sul ghiaione, ma anche qui lo perdo di vista. Lo sento dopo una decina di minuti urlare che ce l'aveva fatta ad arrivare all' altro capo della ferrata, quindi dall'altra parte della vetta da dove riprendeva il normale sentiero. 

ALTA VIA CAI GEMONA 22.09.07 038Mi tiro su di morale e provo a passare sui massi semoventi del ghiaione. Non era facile perche' si affondava con i piedi e soprattutto si innescavano delle mini valanghe che facilmente mi avrebbero portato a fondo valle. Mi blocco nel mezzo del ghiaione. Bestemmio, lo chiamo in aiuto, urlo dalla disperazione per essermi trovato da solo in mezzo ad un letto di sassi pendente, senza appigli fissi, con i massi che rotolano tutt'attorno. Il culo sprofondava come sulla neve, ma i sassi in testa facevano ancora piu' male. Cerco di vedere dove era passato Albe, ma con tutte le frane che avevo innescato non rimanevano impronte. Lo sentivo gridarmi di cercare di scendere 100m piu' in basso, dove il ghiaione sembrava piu' composto. Non ce la facevo a muovermi e continuavo a chiamarlo in soccorso. Sentivo di essere trascinato giu', prendevo come riferimento un mugo che spuntava dal lato ove avevo iniziato la pericolosa traversata. In quel momento di totale disperazione (vi giuro che non scherzo'!), mi alzo di scatto causando un ulteriore sconquassamento di sassi e comincio a correre di traverso per una trentina di metri verso quello che sembrava essere il lato opposto della vetta. Ce la faccio! Ma arrivo invece troppo distante da dove Alberto continuava ad urlare per segnalarmi la sua presenza. Non lo vedevo ancora. La caviglia ormai seguiva l'istinto di sopravvivenza. Decido di appendermi alle rocce, avro' scalato sicuramente una decina di metri verso l'alto a mani nude con zaino e muscoli KO. Quando riesco a vedere Alberto senza zaino, in piedi sopra l'attacco del sentiero, continuo con la raffica di bestemmie e accenno di sputargli in faccia.

La mezz'ora piu' brutta del 2007 l'ho persa nell' Ambruseit, cercando di farmi strada e di stare a galla su un ghiaione che risucchiava tutto verso il proprio fondo valle, come fosse un gran vortice.

In questa occasione Alberto mi ha rinnegato per la seconda volta! Mai lasciare da solo un compagno di cammino, specialmente nei sentieri dove non c'è traccia. Cio' che è facile per uno non puo' esserlo per l'altro. Mai contare sulla fortuna, è la prima che ti volta la faccia nel momento in cui si ha bisogno. Pero' mi è andata bene, lividi e botte a parte...

Con non poche polemiche e due mie lacrime liberatorie proseguiamo per il sentiero, oserei dire amato sentiero dopo aver provato cosa vuol dire non averlo avuto sotto i piedi. Albe mi scatta una foto mentre guardo allontanarsi la perfida vetta dell' Ambruseit, ma non mi andava di essere inquadrato, ero nero, incazzato con lui in maniera mostruosa.

ALTA VIA CAI GEMONA 22.09.07 043

Sinceramente non sapevamo cosa ci aspettava lungo il restante cammino, di sicuro dovevamo varcare ancora due vette: il Faeit ed il Cjampon. Conoscevo da una precedente ascensione la dura vetta del Cjampon, forse-forse l'affrontarlo dal versante opposto sarebbe stato piu' facile. Mi spaventava un po' il Faeit che passo dopo passo si faceva sempre piu' imminente.

Lungo il sentiero troviamo una simpatica sorpresa, forse è stata questa che mi ha fatto riconciliare il broncio che tenevo al povero Albe.

Continua...

Postato da: RobbinMilliam a novembre 22, 2007 00:11 | link | commenti (2)
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venerdì, 12 ottobre 2007
Alta Via C.A.I. Gemona (Parte 2: lo sviluppo)

Lasciamo la vettadel Cuel del Lanis discendendo di qualche metro il versante sud. Seguiamo scrupolosamente dei paletti rossi e bianchi che segnalano il precario inizio del sentiero. Successivamente il sentiero si fa piu' largo e punta a ovest verso la vera Alta Via. Immediatamente ci accorgiamo che le insidie sono piu' di quanto immaginato. La cresta della catena non è regolare ma riserva dei continui sali e scendi di qualche ventina di metri. Sono abbastanza rari i tratti rettilinei. La Via è esposta su entrambi i versanti, un passo falso o uno scivolone potrebbe essere veramente pericoloso. Con molta calma aggiriamo le piccole creste che si parano di fronte. Cerco di sfruttare piu' appigli possibili: mughi, cardi, sassi... tutto quello che potrebbe scongiurare il trascinamento a valle dei miei 76 Kg + 10Kg di zaino.

ALTA VIA CAI GEMONA 22.09.07 019

Salendo per le prime crestine uso tutte i 4 appigli del corpo, scendendo uso il sedere. Infatti ho il brutto vizio di non voltare mai le spalle a valle. Di solito gli escursionisti preferiscono scendere voltando la schiena a valle e usando mani e piedi per raggiungere la stessa mobilità che si ha scendendo una scala a pioli. Io invece preferisco scendere di "culo", voglio vedere dove metto entrambi i piedi ed in piu' utilizzare le natiche come 5° vincolo. Albe se la cava bene poichè è piu' snello e pratica roccia da diverso tempo, beato lui!

Poco a poco ci si avvicina al secondo monte della catena: il Siroche Gjaline (1581 mslm). La traccia si divide: un sentiero appena abbozzato porta in vetta mentre un secondo si sviluppa poco sotto sullo scosceso prato che guarda a sud. Prendiamo la seconda opzione per non rischiare troppo. Guardando la cima di questo monte, che ci sovrastava di 50 m circa, si scorge un omino fatto con sassi accatastati: segno del passaggio dell' uomo. Ci consola il fatto che qualche "matto" si sia arrampicato pure li ed abbia avuto il tempo di erigere quella scultura precaria. "Gjaline" in friulano dovrebbe significare "galline". Non so se il nome del monte fosse dovuto a tutti quei canti di pernice che sentivamo strada facendo... possibile... ce n'erano parecchie... unico esempio di vita animale tangibile (oltre che alle formiche). Proseguiamo sotto la vetta ed il sentiero comincia a salire di quota sino a riportarci "all' amata" cresta della catena. Da qui ricominciano le insidie delle mille "crestine" per un abbondante mezz'ora. Mi duole la caviglia ma oramai mi affezziono allo strano modo di proseguire che la natura ci impone. Ci fermiamo per una meritata pausa, giusto per lenire il timore di cio' che ci aspetta davanti.

Giungiamo al monte Siroche Dolegne (1640 mslm  ca). La vetta e costituita da un lastrone di granito lisciato dagli agenti atmosferici. Il lastrone sembra rasato con cura da un muratore esperto e precipita lungo il versante nord. Il sentiero si fa quindi piu' stretto perche' si ha la sensazione di caminare sul vertice di una piramide. Non esistono appigli artificiali. Un po' con l'equilibrio, un po' con il corpo intero, ci togliamo dalle scatole anche questa vetta che è risultata molto lunga ma stabile di quota. Forse è stata la parte piu' suggestiva in quanto la sensazione offerta ad entrambi è stata quella di stare sulla la lama di un rasoio.

ALTA VIA CAI GEMONA 22.09.07 036

Passato il lastrone del Siroche Dolegne ci aspettava l'unico tratto attrezzato del percorso. La vetta dell' Ambruseit (1540 mslm ?). Come giunti sotto il conglomerato che fa da vetta ci accorgiamo che i chiodi piantati sulle rocce sono privi del cavo di sicurezza...

E qui ci vuole un'altra pagina.... corro a vedermi South Park subito.... alla prossima puntata.

Postato da: RobbinMilliam a ottobre 12, 2007 00:15 | link | commenti
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giovedì, 11 ottobre 2007
Alta Via C.A.I. Gemona (Parte 1: l'attacco)

Sabato 22/Set/07.

Ne parlavo in un precedente post: sono 5 anni che io Albe progettiamo di attraversare l'alta Via del CAI Gemona e vuoi per una cosa o per l'altra non siamo mai riusciti ad organizzarci. A Marzo avevamo fissato la data e con un po' di preparazione fisica e psichica siamo riusciti nel nostro intento, non senza esitazioni e qualche problema di percorso. Si tratta di un' escursione lunga che si sviluppa sulla catena montuosa che parte dal Monte Chiampon di Gemona (1709 mslm) sino al Cuel del Lanis nell' Alta Val Torre (1629 mslm). Le carte Tabacco e le relazioni degli alpinisti segnano il tracciato come "EEA" (per Escursionisti Esperti con Attrezzatura), il che mi ha sempre fatto un certo timore...

Partiamo alla volta di Gemona il Venerdi sera alle 18.30, io e Albe, ogniuno con la sua macchina, ogniuno per la sua strada. Sistemiamo gli zaini e l'attrezzatura in casa e scendiamo in paese per una rapida pizza al mitico Hotel Willy. Alle 23.30 ci accomodiamo nelle brande, non prima di aver intossicato la casa con un mite fuocherello di legna umida (la mia solita idea del cazzo...). La notte stellata prometteva bene, dalla casa riesco a scorgere la vetta del Chiampon, ossia il punto a cui dovremo arrivare con le nostre gambe all'indomani.

La sveglia suona alle 5.00 di mattina. Carichiamo i nostri zaini nella macchina di Albe. Raggiungiamo la località Musi in cui lasciamo la macchina (654 mslm). Imbocchiamo a piedi la strada forestale poco prima delle 6.00; il sole deve ancora nascere e l'umido della notte si fa sentire sulle articolazioni ancora mezze addormentate. Troviamo il sentiero CAI 729 che ci condurrà per il primo tratto lungo quel che rimane del Rio Vodizza: un ruscello in parte prosciugato che usiamo per prendere quota gentilmente. Giungiamo dopo due ore di salita alle Casere Tesàoro oramai in disuso (1250 mslm). Durante la sosta ne approffittiamo per dare una sbirciata a quelle che erano le stalle delle capre. Sembravano abbandonate da poco. Mi misero parecchia malinconia, giacche' queste strutture, non del tutto fatiscenti, potrebbero essere recuperate in toto sviluppando quello che in molti paesi chiamano già Turismo Rurale. Ritorniamo sul sentiero 729 per salire ancora un po' di quota e giungere al pianoro Tesàoro (1309  mslm) un tempo pascolo delle sottostanti casere. La vegetazione ingombra la traccia poco battuta del 729 con piante molto alte e piene di brina: in pochi metri diventiamo fradici ed infreddoliti.

ALTA VIA CAI GEMONA 22.09.07 005Perdiamo i riferimenti del sentiero. Come riferimento ci rimane la cima del Cuel del Lanis che sorge alla nostra sinistra e la prospettiva della Val Venzonassa di fronte a destra.

ALTA VIA CAI GEMONA 22.09.07 003Non riusciamo a trovare i segnali o comunque un tratturo che ci possa condurre in vetta al primo monte. Usiamo la tecnica del "cacciatore di funghi" uno rimane fermo a mo' di perno di riferimento, l'altro lo aggira tastando il terreno a una ventina di metri di raggio. Suggerisco ad Albe di tornare sui nostri passi per quanto possibile (*), e magari fare piu' attenzione alla vegetazione sciupata dal passaggio di precedenti persone. La ricerca infruttuosa ci conduce in poco tempo ad uscire involontariamente dal pianoro. Facendo attenzione alle crepe profonde del terreno decidiamo di puntare verso la Val Venzonassa, risalendo poi verso sinistra per imboccare l'Alta Via. Questo ci avrebbe permesso di bypassare il Cuel del Lanis. Giungiamo ad un punto di non ritorno dove la discesa conduceva al fondo della Val Venzonassa (completamente fuori rotta!). A quel punto, persi per persi, ed in virtù del tempo sprecato, decidiamo di volgere il passo verso sinistra (verso sud) e risalire il versante nord del Cuel del Lanis, senza traccia ma come unico riferimento la vetta che appariva piu' distante di prima. Con una tecnica definita "scavazza campi" risaliamo il pendio boscoso perdendo molte energie. Seguivamo un tenue sentiero lasciato da chissa chi (bracconieri o eremiti). Dopo un'ora di faticosa risalita del versante Nord giungiamo in vetta (1629 mslm). Ho una caviglia in disordine a causa dell'immane strappo. In vetta al Cuel del Lanis troviamo una coppia di Udine dedita a fotografare il paesaggio che ricorda molto il video "Enjoy the Silence" dei Depeche Mode. Trascorriamo una mezz'ora di ristoro chiaccherando di malghe, toponimi sloveni, vecchi confini e trekking in Carnia. Guardo Albe in faccia e lo vedo dubitoso sulle mie condizioni. Guardo la mia caviglia e confermo i dubbi di Alberto. Propongo di ritornare indietro, ma ad Ovest si apre quella che da sempre avevamo visto solo in proiezione 2D su cartine geografiche. La lunga e maestosa Alta Via partiva dal punto ove eravamo seduti, di fronte a noi solo l'incoscenza ed il mistero di vette raccontate da pochi appassionati. Luoghi incontaminati dai nomi friulani impronunciabili, vette e roccette scalfite dal tempo e dall' erosione millenaria. Un percorso che si sviluppa sopra la lama di un rasoio, dove era possibile solo scegliere se cadere a destra o a sinistra, pregando di non rimanerci secchi. Un sentiero che, mantenendo piu' o meno sempre la stessa quota, faceva scorgere a mala pena la vetta del Chiampon, ovvero l'ambito arrivo (e segnale di civiltà giacche svettante sulla pianura).

Tiro due respiri, finisco di rosicchiare il torsolo di una mela, mi riempio di zuccheri e poi seguo il compagno nello scendere il crinale opposto a quello da dove eravamo saliti. Una volta intrapreso il sentiero dell' Alta Via CAI Gemona non è così facile tornare indietro.

Alle 10.00 di mattina inizia la vera avventura... [Segue parte n°2 nei prossimi giorni, adesso vado a vedermi South Park sul 115, ahahaha]

(*) Alberto mi ha rinnegato per la prima volta.

Postato da: RobbinMilliam a ottobre 11, 2007 00:20 | link | commenti
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